
Ore 9:00: il Big Boss Russel Brice entra nella nostra tenda mensa seguito dal suo Sirdar e dai nostri quattro Sherpa. E' il gran consiglio finale per organizzare nei minimi dettagli la salita. Ormai i giochi sono fatti, la finestra considerata da tutti l'ultima spiaggia, sarà fra il 3 e il 6 giugno. Negli ultimi 15 anni questo è uno dei peggiori, considerando che fino ad oggi non si è mai avuto un giorno intero di bel tempo, e che i pochi coraggiosi che sono riusciti a salire lo hanno fatto con enormi sforzi e grandi rischi. Vorrei ricordare che purtroppo anche quest'anno due ragazzi non sono tornati indietro. Era molto importante intavolare la discussione, non tanto fra noi, ma soprattutto con gli Sherpa, per rendergli chiaro il nostro progetto di salita. Abbiamo a disposizione quattro ragazzi che fino ad ora hanno dimostrato grande valore. Su due di essi abbiamo pochi dubbi; sono Sherpa di esperienza, con all'attivo già diverse salite su ottomila compreso l'Everest. La loro forza non si discute e diventano una garanzia assoluta. Tenzing, pur non avendo nessuna esperienza alle spalle, ha voluto subito dimostrare il suo valore salendo più volte e con facilità al C3 a 8.300 m. Forte e con un costante sorriso è entrato subito in amicizia con noi, cercando di condividere dei momenti serali bevendo un po’ di vino e comunicando con un incerto ma capibile inglese. L'ultimo Sherpa è poco più di un ragazzino che sta dando tutto se stesso per essere all'altezza della situazione; è discreto e timoroso, ma sono certo che potrà giocare anche lui le sue carte se non per la vetta, almeno per darci quell'aiuto indispensabile senza il quale nessuno di noi occidentali potrebbe pensare di salire in sicurezza.
Alle 10:00 Russel ci lascia convinti che tutte le strategie siano state approfondite e soprattutto capite dagli Sherpa. L'unico cambiamento operato, è nell'orario di partenza di Bruno: in effetti sembra che anche in questa finestra non esisterà la giornata perfetta e quindi è probabile che nella tarda mattinata fastidiose nuvole di umidità possano avvolgere la montagna con anche brevi precipitazioni. Meglio anticipare la partenza alle 11 del giorno 3 giugno per averlo in vetta intorno alle 9 del giorno 4 giugno: speriamo in bene. Domani i primi tre componenti partiranno dando inizio a quella fase di salita aspettata ben 38 giorni. Il gruppo al campo base è pronto da tempo all'evento e la lunga attesa se da un lato ha stressato l'animo di ognuno di noi, dall'altro ha contribuito a caricare la molla all'inverosimile. Ci troviamo nella peggiore delle ipotesi vagliate a priori. Siamo di fronte all'unica possibilità di salita concentrata su due soli giorni oltretutto incerti, senza opzioni di ulteriori tentativi. Eppure vedo nel gruppo l'assoluta certezza della fattibilità dell'impresa. Sono ormai 10 giorni che nessuno più dubita sulle possibilità di Bruno, tutti siamo fermamente convinti che se il tempo gli concederà mezza giornata di condizioni favorevoli lui non fallirà. Da parte nostra l'acclimatamento è stato fatto nei migliori dei modi, tutti i componenti sono riusciti a superare brillantemente gli adattamenti, soprattutto psicologici, che una trasferta così lunga e così dura comporta. Sono felice di vedere alla vigilia della partenza ancora un gruppo di amici con le idee chiare su ciò che è il loro ruolo. Sono altresì contento che abbiamo trovato una sistemazione tale da cercare di conciliare ed esaudire due progetti estremamente difficili ed importanti: il primo il record di Bruno con l'assistenza tecnica e di soccorso solo con la quale si può pensare di tentare una simile impresa e in seconda istanza dare la possibilità ad ognuno di noi di tentare la cima con e senza ossigeno. Per me, in veste di capo spedizione, l'essere arrivato, almeno sulla carta, a dare la fattibilità, anche in condizioni non ottimali, ai due progetti rappresenta una prima soddisfazione. Avere un campione come Brunod in condizioni fisiche e mentali straordinarie e una splendida squadra di uomini preparatissimi, con forti motivazioni e profondamente convinti del ruolo che devono ricoprire è una seconda grande certezza. Ora se il tempo ci può concedere veramente solo alcune manciate di ore di sereno e di poco vento, sono certo in un grande successo di un gruppo di amici Valdostani che quasi per scherzo hanno pensato di scrivere un pezzo di storia sulla montagna più alta del mondo.
Claudio Bastrentaz
PS. Foto in allegato "Claudio con un piccolo tibetano”