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IL DIARIO ON LINE DELLA SPEDIZIONE

01/06/2005 - Preliminari all'ora X

Prima di partire per la mia postazione di assistenza a Bruno - e poi per il tentativo alla vetta - desidero rendere pubblico omaggio ai miei compagni e alla formidabile squadra cui hanno dato vita. Normalmente, quando l'ora della verità si avvicina, gli intestini si contorcono nello spasmo della tensione. E, sorvolando circa i deleteri effetti sul piano sociale del fenomeno intestinale, rimane questo dato di fatto: molti team si sbriciolano al sopraggiungere dell'ora finale sotto l'effetto dello stress, soprattutto se logorati da due mesi di attesa. Ieri invece a cena ho ammirato con quanta compostezza ed eleganza sia stato vissuto l'avvento dell'ora X dalla nostra squadra: l’unico sintomo di stress che era possibile cogliere è stato un piccolo cambiamento nella qualità della conversazione. Fino a ieri sera, infatti, l'argomento più gettonato a tavola erano sentite dimostrazioni di interesse nei confronti dell'anatomia femminile. Disquisizioni scientifico-letterarie - cosa credete! - oltretutto teoriche, visto che mancano esemplari vivi della specie in oggetto. Ieri sera, invece, predominava l'umorismo macabro: battute a non finire su sacchi salma, corpi marmorizzati dal gelo che giacciono sulla montagna, congelamenti e relative amputazioni (inutile specificare quale sia il congelamento - e relativa amputazione - più temuta dall'alpinista medio maschio, sebbene statisticamente molto rara). Ahimè, anche i bambini sanno che lo humour rappresenta una forma di difesa psicologica matura: consente infatti di esprimere e socializzare emozioni temute e destabilizzanti. L'apice creativo di questo festival umoristico è stato raggiunto quando abbiamo deciso di creare il "Club del Mono-Neurone" ovvero un cenacolo che raccolga tutti i proprietari dei cervelli devastati da lunghe permanenze in quota, quali noi – modestamente - possiamo ritenerci. Ovviamente la palma di Presidente spetta di diritto al nostro capo spedizione il quale, avendo soggiornato l'anno scorso per ben tre ore senza ossigeno sulla vetta dell'Everest, potrebbe essere accusato di sterminio di massa nei confronti della sua popolazione neuronale. Insomma, per farla breve, la squadra ha superato anche quest'ultimo ostacolo senza che la motivazione vacillasse, che qualcuno si tirasse indietro, o che accusasse malesseri o infermità varie (la somatizzazione dell'ansia a quanto pare è molto frequente nelle altre spedizioni) il coraggio, si sa, non consiste nell'assenza di paura, ma nella capacità di gestirla.

Tra poche ore Bruno volerà in cima. Vari compagni hanno già magnificato le sue doti nei loro scritti on-line. Non voglio ripetere, quindi cose già dette da altri, anche perché sono emotivamente quello più coinvolto. Rischierei di commuovermi, aggravando la mia disidratazione; conosco Bruno da più tempo di tutti e lo considero come un fratello. Desidero solo sottolineare un significato della faccenda: l'impresa di Bruno ribadirà che esiste ancora spazio nello sport per il coraggio, l'assunzione di rischi e responsabilità, la ricerca onesta dei propri limiti. Nessun fiacco e piagnucoloso calciatore miliardario potrà mai ripetere questo exploit. Ne i soldi, ne il doping possono comperare queste cose. La vittoria di Bruno sarà anche quella di tutti coloro che credono in un certa idea di sport.

Grazie Bruno. E grazie a tutti voi, questi compagni e formidabili alpinisti per questi due mesi di indimenticabile convivenza. Vi perdono pubblicamente per avermi subdolamente mangiato i biscotti al cioccolato e anche per avermi inserito - altrettanto subdolamente - nel posto più "sfigato" da cui poi tentare la vetta. Mi toccherà nottetempo fare il ghiacciolo solitario per cercare di raggiungervi dal Campo 1 al 2. Spero vivamente non mi tocchi emulare l'Uomo di Similaun. Nella malaugurata evenienza, ci sarebbe un aspetto positivo: Adriano sarebbe disposto ad assumermi come mascotte del comprensorio MonteRosa Ski al posto dell'ormai attempato Kikesli.

No chieren vitto!

Poudzo!

God Bless the Mononeurons!

 

Pietro

PS. Foto in allegato “Vista del Campo 1 dai 7.400 m”


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