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Il suo allenamento tipico, che Brunod definisce quello "corto", consiste nel partire da casa (Châtillon a circa 600 metri di altezza) e salire fino ai 2700 metri della cima dello Zerbion.
Poi ovviamente riscende e va a lavorare in cantiere. Se si accontenta solo di quei 2100 metri di dislivello positivo al giorno, sente di "aver fatto poco!" e la sera si fa un'altra scarpinatina.
In questo periodo di carico e allenamento fare due volte di seguito lo Zerbion è quasi la norma (4200 metri di dislivello positivo). L'ultima stagione invernale è stata particolarmente fredda (quasi costantemente sotto zero); Brun, però, non ha mancato di salire qualche sera a dormire ai 3500 metri del rifugio delle Guide al Plateau Roseau anche quando il termometro ha toccato i -34°!!
Pił che il
freddo gli
seccava dormire
senza la moglie.
Una sera che saliva dopo il lavoro a dormire al Rifugio si è fermato a bere qualcosa dal thermos.
Per aprirlo si è tolto un guanto e il vento glielo ha strappato di mano. Ovviamente Bruno non aveva guanti di riserva (sull'Everest glieli legheremo al collo). Chiunque altro sarebbe stato preso dal panico, visto che il rifugio era ancora lontano e la temperatura si aggirava introno ai -30°, ma Bruno con la solita noncuranza ha messo una mano in tasca e infilato il relativo bastoncino sotto l'ascella e ha ripreso a correre. Il mattino dopo è risceso con la mano in tasca.
Comunque è sempre un progresso da quella volta che senza accorgersi, anni fa, dopo aver servito il caffè, usci per andare ad allenarsi al Plateau con la pattina infilata al posto di un guanto. Quel giorno faceva più caldo (-25°) però Bruno patì di più la temperatura poichè aveva una tuta senza tasche.
Dicono che, per salvarsi le dita, appena entrato nel rifugio non ebbe alternativa: dovette infilare le mani nella cioccolata calda di un'avventore. "Sono pulite!" tentò di giustificarsi. Nelle foto lo vediamo lavorare con il Dott. Confalonieri e con il Dott. Trabucchi.
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