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Il PROGETTO
Bruno Brunod alla ricerca del record più incredibile e prestigioso
Salita e discesa dal campo base alla vetta dell'Everest (versante nord) non stop

Il progetto nasce dalla volontà dello stesso Brunod che sogna di coronare una vita di straordinari successi sportivi con il tentativo di record alla montagna più alta della terra. L'idea che stuzzicava già da alcuni anni i pensieri di Brunod ha preso sempre più vigore anche dopo gli straordinari record sulle montagne più alte di due continenti l'Aconcagua e il Kilimangiaro. Con l'aiuto di due importanti amici, il dott. Pietro Trabucchi e l'insigne Guida Alpina Antonio Carrel con i quali ha condiviso l'esperienza su queste due montagne si è iniziato a concepire un primitivo progetto che potesse vedere la figura di Brunod a tentare l'incredibile exploit. L'idea, presentata alla Regione Valle d'Aosta, ha trovato quest'anno, nelle vesti dell'Assessore al Turismo On. Luciano Caveri, l'attenzione che meritava, permettendo di ragionare concretamente su un piano di realizzazione fattibile. Nasce così concretamente il progetto "Everest vitesse 2005": avvalendosi della collaborazione di alcune guide, innanzitutto amiche dello stesso Brunod, si è cercato di creare uno staff affiatato con lo  scopo di fornire l'assistenza necessaria e di dare concrete speranze di salita e soprattutto di sicurezza per l'incredibile impresa. Si è giunti così all'attuale composizione tenendo conto dei requisiti minimi per poter ottenere una assistenza valida e il budget sicuro a disposizione. Dopo l'intervento fondamentale e prioritario dell'Assessorato al Turismo,  altri comuni della Valle che gravitano nella sfera di influenza di Bruno hanno accolto la domanda di aiuto e hanno partecipato con spese importanti alla realizzazione del progetto.

Descrizione della salita
Il versante Nord dell'Everest è stato il primo versante esplorato da parte degli inglesi con lo scopo preciso di trovarne una via di salita. Verrà individuata nel 1921 e tentata prima nel 1922 e successivamente nel 1924, anno in cui i due alpinisti Irvine e Mallory si spingono sicuramente fino a quota 8500 da dove se ne perderanno le tracce. L'ipotesi che possano essere arrivati in cima fa discutere ancora oggi, ma probabilmente nessuno potrà provare l'eventuale prima salita.
Il campo base sul versante tibetano si può raggiungere direttamente da Katmandu (capitale del Nepal) con due giorni di jeep o dalla capitale del Tibet Lhasa con un viaggio con mezzi motorizzati di cinque giorni. La seconda soluzione, in andata, è consigliata per permettere all'organismo un primo acclimatamento. Lhasa infatti si trova già ad una quota di 3700 metri e per tutto il viaggio non si scende mai al di sotto di questa altezza. Si giunge così, sempre con mezzi a motore, al campo base alla quota di 5150 metri, ai piedi del ghiacciaio di Rongbuk. Da questa immensa spianata di ciottoli si vede perfettamente la parte alta dell'Everest che però risulta ancora piuttosto lontana. E' un luogo ameno, battuto costantemente da venti a volte anche molto forti, attualmente addolcito dalle tendopoli delle spedizioni e da alcune precarie attività commerciali locali nate attorno a questa grande carovana.

Il primo approccio è la costruzione del campo base avanzato (ABC) ad una quota variabile fra i 6400 e 6600 metri. L'avvicinamento all'ABC è lungo e completamente su terreno morenico che permette il trasporto dei materiali con l'aiuto degli Yak i preziosi animali simili alle nostre mucche, ma molto più piccoli e rivestiti di folto pelo, e ne permette il raggiungimento su sentiero senza toccare il ghiacciaio. Si calcola una distanza di circa 20 km tant'è che è buona norma allestire anche un campo intermedio per spezzare in due giorni la lunga tappa. Quando si è acclimatati un alpinista normalmente percorre questo tratto in non meno di sei ore con un grande dispendio di energie fisiche e psichiche.
Dall'ABC lo sguardo si scontra sulla grande parete N-E e sull'imponente colle nord, luogo deputato ad accogliere il campo 1 a una quota di 7000 metri. Il percorso è breve, su un terreno glaciale abbastanza tecnico, dovendo superare alcuni brevi seracchi a forte inclinazione. Nell'insieme si tratta di una bastionata alta circa 300 metri con una inclinazione media di 40/45°.

Il campo 2, posto a quota 7700 circa, si raggiunge seguendo l'evidente cresta nord, dapprima su un'ampia dorsale nevosa e successivamente su un terreno che spesso è costituito da facili roccette sgretolate. Le tende vengono poste e debitamente ancorate al terreno su piazzole create nel pietrisco .
Superando una serie di piccole terrazze si arriva ad un balcone da dove la via si sposta progressivamente a destra, fino a giungere su di un ripido nevaio che conduce ai faticosi pendii che portano al campo 3 alla notevole quota di 8300 metri. A causa dell'esiguo spazio le tende normalmente sono montate su piazzole che non raggiungono mai la planarità costringendo gli alpinisti a un ricovero prezioso, ma scomodo. La vista ormai spazia lontanissima scorgendo nettamente a sinistra dello Chgang-Tse il Cho-Oyo e più in lontananza lo Shishapangma.
La via a questo punto prosegue in aperta parete alternando ripidi canali nevosi a semplici salti di roccia fino a quota 8500 dove si raggiunge la lunghissima cresta est che, partendo dal colle omonimo, raggiunge la vetta. Ora la cima dell'Everest sembra a portata di mano, ma oltre ai 300 metri di dislivello mancano ancora quasi due chilometri di cammino sui quali bisogna superare i tre step; le ultime difficoltà tecniche della montagna. Il primo alto una ventina di metri non presenta grosse difficoltà, mentre il secondo, a quota di 8600 metri circa, appare come gendarme insormontabile.
L'attrezzatura dell'ostacolo con corde fisse e soprattutto la presenza di una scala in alluminio messa nuova nel 2004 permettono di oltrepassare la grande difficoltà. Il terzo step a 8700 metri è poco più di un grande masso che costringe a sprecare ulteriori energie.
Si è veramente vicini, ma il pendio finale di neve si presenta nuovamente molto ripido e non porta direttamente in vetta ma bensì a un sistema di cengie sul versante nord che ammorbidiscono la pendenza ma rendono un pò più lungo il percorso. Si arriva così all'anticima distante non più di 50 metri dalla vetta vera e propria.

Claudio Bastrentaz

Avvicinamento al campo Base




Campo Base Avanzato (ABC)




Campo avanzato II




Superamento degli steps




Quasi in vetta all'Everest
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