Questa ricerca è frutto di una convenzione firmata tra l'Associazione Everest Vitesse e l'Università di Trento. In particolare collaborano il Prof. Federico Schena responsabile del Centro Interuniversitario di Ricerca in Bioingenieria e Scienze Motorie ed il Dott. Pietro Trabucchi responsabile della ricerca per la spedizione. Entrambi lavorano con la Nazionale di Fondo e l'obiettivo è quello di sperimentare una metodologia da mettere poi a disposizione della squadra.
OBIETTIVO: verificare se l'adozione di un training specifico, riguardante la gestione mentale della fatica e dello stress DURANTE e DOPO l'esposizione a sforzi protratti e ad altri stressor emozionali ed ambientali influenzi significativamente la prestazione. Il training utilizza stimoli emotivi e cognitivi dell'individuo e migliora:
1. il suo livello di resilenza, cioè di resistenza psicologica.
2. la capacità di recupero, misurata in termini fisiologici allo stress. E' noto infatti che resilenza e funzionamento fisiologico sono correlati.
METODO: i soggetti sono sottoposti ad uno stress psicofisico (20' sul cicloergometro a frazioni diverse del loro Max Consumo di Ossigeno) a quote diverse. Subito prima, e ad intervalli di tempo, dopo il test alcuni loro indici fisiologici molto interessanti per la correlazione con lo stato di stress dell'organismo vengono misurati mediante il PortaPress, un'apparecchiatura molto sofisticata in grado di misurare gittata cardiaca, pressione sys, dias, resistenze periferiche e variabilità R-R del battito cardiaco.
Vengono misurati anche parametri relativi allo stato emozionale e al funzionamento cognitivo.
Nella foto: da sx, Cesa, Bastrentaz, Brunod, Trabucchi, il Prof. Schena e Carrel al CEBISM di Rovereto in occasione della firma della Convenzione.